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In Joppolo Giancaxio, a property confiscated from the Mafia becomes a community space with Beddamé

In Joppolo Giancaxio, a property confiscated from the Mafia becomes a community space with Beddamé

«Le persone che si mettono insieme fanno cose buone». È questo il motto di Beddamé, associazione di promozione sociale che da circa dieci anni opera a Joppolo Giancaxio, piccolo comune in provincia di Agrigento, con una popolazione di poco più di mille abitanti. Una frase semplice, che racchiude una visione precisa: fare comunità, creare occasioni di incontro e costruire opportunità attraverso la partecipazione e la collaborazione.

Il nome Beddamé nasce da un’espressione tipica siciliana e richiama un’identità profondamente legata al territorio. L’associazione muove i primi passi dal desiderio di raccontare la vocazione della Sicilia, valorizzandone le risorse umane, culturali e sociali. Una vocazione che, nel tempo, si è tradotta in attività concrete rivolte a persone di età diverse, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e rafforzare i legami tra chi vive il paese.

«La Sicilia appartiene a chi la ama», afferma Carmela Pistone, presidente dell’associazione. Nelle sue parole emerge la passione di chi ha scelto di investire energie nella propria comunità, convinta che anche nei piccoli centri sia possibile generare cambiamento attraverso iniziative educative, formative e aggregative.

Beddamé conta nove soci, oltre ai volontari, e ha costruito nel tempo una rete di attività che coinvolge giovani, anziani, bambine/i e famiglie. Al centro c’è la convinzione che la qualità della vita di un territorio dipenda anche dalla possibilità di incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi parte di un progetto comune.

L’adesione al Patto generativo

La dimensione territoriale, infatti, non si limita ai confini del singolo comune. Beddamé aderisce al Patto generativo per collaborare con altre realtà associative e costruire alleanze capaci di ampliare l’impatto delle iniziative. «È nelle nostre intenzioni - spiega la presidente -metterci insieme alle altre realtà più attive della Sicilia per cambiare le cose che non vanno bene e migliorarle. Gli obiettivi del Patto sposano la nostra mission».

La sartoria sociale: dal riciclo dei tessuti alla rigenerazione della comunità

Uno dei progetti su cui l’associazione sta investendo maggiormente è la sartoria sociale, frequentata da una quindicina di persone. Nata inizialmente come occasione di aggregazione, questa esperienza ambisce oggi a compiere un passo ulteriore, aprendo prospettive anche sul piano occupazionale.

«Da qualche anno abbiamo attivato una sartoria sociale su cui stiamo investendo molto. È nata con uno scopo aggregativo, ma oggi speriamo che faccia un salto di qualità occupazionale», spiega Pistone.

L’obiettivo è realizzare produzioni uniche ed etiche, capaci di coniugare creatività, sostenibilità ambientale e inclusione. La materia prima è costituita da tessuti usati e materiali recuperati, che vengono trasformati in nuovi oggetti attraverso il lavoro manuale e l’inventiva delle persone coinvolte. Ogni tessuto ha una storia e caratteristiche differenti. Per questo, anche quando i modelli si assomigliano, il risultato non è mai identico. Le artigiane e gli artigiani lavorano con squadrette, righelli e macchine da cucire, dando vita a una produzione varia: borse, zainetti, accessori, cuscini e abiti.

Il riuso diventa così un esercizio di creatività e, allo stesso tempo, un’occasione per costruire relazioni. Recuperare un materiale significa ridurne lo spreco, ma anche riconoscere un nuovo valore a ciò che sembrava aver esaurito la propria funzione.

I prodotti della sartoria sono definiti etici perché raccontano un modo diverso di produrre e consumare, fondato sulla sostenibilità, sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle differenze. Il laboratorio favorisce infatti relazioni intergenerazionali e interculturali, promuovendo una dimensione inclusiva nella quale ciascuno può contribuire con le proprie capacità.

Accanto alla sartoria trova spazio anche il corso di uncinetto, un’altra attività che unisce manualità, trasmissione dei saperi e socialità. Gesti e tecniche tradizionali diventano strumenti per incontrarsi, imparare e mantenere vivo un patrimonio culturale che rischierebbe altrimenti di disperdersi.

Bambine e bambini, educazione e nuove opportunità di crescita

L’impegno di Beddamé non si esaurisce nei laboratori artigianali. Una parte importante delle attività riguarda la progettazione educativa e formativa, con iniziative rivolte ai più piccoli che coinvolgono circa quaranta tra bambine e bambini.

In un contesto nel quale i piccoli centri devono spesso fare i conti con la riduzione dei servizi e delle occasioni di socializzazione, offrire spazi di incontro e apprendimento significa contribuire concretamente al benessere della comunità. Tra i percorsi promossi c’è «Crisci Beddu», progetto che punta ad affrontare l’emergenza della povertà educativa attraverso attività di socializzazione e inclusione socioculturale. L’obiettivo è favorire lo sviluppo delle competenze personali e delle capacità relazionali dei destinatari, creando luoghi significativi di crescita.

Le attività comprendono supporto scolastico, iniziative culturali e sportive, laboratori didattici e creativi, occasioni di incontro e confronto, oltre a percorsi dedicati alla conoscenza del territorio.

«Spazio OPS»: un bene confiscato alla mafia diventa luogo di partecipazione

Tra i passi più recenti compiuti dall’associazione c’è l’inaugurazione di Spazio OPS, un luogo realizzato all’interno di un bene confiscato alla mafia e destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per la comunità. La struttura, articolata su due piani, ospiterà iniziative dedicate alla memoria, all’impegno civile e all’educazione, oltre a eventi e attività formative. Al piano terra sono previsti incontri, appuntamenti pubblici e laboratori; al piano superiore è stata acquistata una cucina che permetterà di organizzare attività rivolte a piccole/i e anziane/i.

L’intenzione è farne un luogo aperto, capace di accogliere esperienze diverse e favorire l’incontro tra generazioni. Bambine/i e anziane/i, in particolare, potranno condividere attività e momenti di socialità, mettendo in relazione bisogni, competenze e vissuti differenti.

Spazio OPS si inserisce così nel percorso di Beddamé, che considera gli spazi condivisi una risorsa essenziale per rafforzare il senso di appartenenza e rendere la comunità più partecipe della propria vita sociale.

Fare rete per cambiare le cose

Un’altra esperienza significativa è il progetto «Co. So. Comunità Sostenibili», realizzato ad Aragona, che si affianca alle iniziative promosse dall’associazione a Joppolo Giancaxio.

La sostenibilità relazionale come missione

Alla base di tutte queste esperienze c’è un principio che Beddamé definisce «sostenibilità relazionale». Non soltanto attenzione all’ambiente e recupero dei materiali, dunque, ma anche cura delle relazioni, valorizzazione delle persone e costruzione di legami duraturi.

La sartoria sociale, i corsi di manualità, i percorsi educativi e il nuovo spazio ricavato nel bene confiscato alla mafia sono declinazioni diverse della stessa idea: creare condizioni affinché le persone possano incontrarsi, partecipare e contribuire alla vita collettiva.

«Vogliamo invertire un modo di fare», aggiunge Pistone, richiamando la necessità di superare la frammentazione e la tendenza a procedere da soli. La convinzione è che la collaborazione possa diventare un antidoto all’isolamento e uno strumento per produrre esiti positivi e cambiamenti concreti.

In un piccolo comune come Joppolo Giancaxio, dove ogni opportunità di incontro può contribuire a rafforzare il tessuto sociale, il lavoro di Beddamé mostra come l’associazionismo possa trasformare idee e risorse locali in occasioni di crescita condivisa.

Dai tessuti recuperati che diventano nuovi oggetti alle bambine e ai bambini che trovano spazi per imparare, fino a un bene confiscato alla mafia che si prepara ad accogliere attività per la comunità, il filo conduttore resta lo stesso: prendersi cura delle persone e del territorio attraverso azioni concrete.

Caterina Ganci

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