Mezza APS, la scelta di restare a Mazara del Vallo e costruire comunità

«O ripartiamo o restiamo e proviamo a costruire qualcosa». È da questa riflessione che prende forma l’esperienza dell’associazione di promozione sociale Mezza APS con sede a Mazara del Vallo, negli spazi dell’ex carcere oggi restituiti alla comunità attraverso il Civic – Laboratorio di innovazione urbana -, dove sorge il secondo C3 della nostra Fondazione. Un’esperienza, quella di Mezza Aps, nata durante il periodo del Covid dall’iniziativa di un gruppo di trentenni rientrati a Mazara del Vallo. Giovani che hanno scelto di riportare in Sicilia esperienze, competenze e modelli di collaborazione conosciuti altrove, scommettendo sulle potenzialità del proprio territorio. «Non l’avremmo mai detto, ma il Covid è stato anche artefice di cose buone», così racconta Benito Frazzetta, 36 anni, presidente dell’associazione. In un momento segnato dall’isolamento e dalla necessità di ripensare le relazioni, è maturata la volontà di trasformare il desiderio di restare in un progetto condiviso.
L’adesione al patto generativo
L’associazione ha aderito al patto generativo perché «lavorare in periferia significa creare reti e relazioni con altre realtà, per creare qualcosa bisogna farlo insieme. Agire in rete, non singolarmente». La convinzione di fondo è che le energie individuali, se messe in relazione, possano produrre risultati più significativi. «Se continuiamo a ragionare come singole attività o singole persone non riusciamo a moltiplicare le azioni. Fare network, invece, può far riemergere un territorio». È qui che si misura il primo impatto sociale di Mezza APS: nella capacità di trasformare il ritorno di alcuni giovani in un’opportunità collettiva, facendo della collaborazione uno strumento per generare nuove possibilità culturali e sociali. Con 148 soci e un gruppo centrale composto da giovani under 30 tornati in Sicilia, Mezza APS rappresenta un tentativo concreto di contrastare lo spopolamento e la marginalizzazione dei territori attraverso la cultura, la partecipazione e la collaborazione. Non soltanto organizzare eventi, ma creare occasioni di incontro, attivare spazi pubblici e costruire legami capaci di durare nel tempo.
L'ex carcere diventa uno spazio di comunità
L’esperienza di Mezza APS nasce anche da un luogo. All’interno del Civic, negli spazi dell’ex carcere, un grande ambiente vuoto si è trasformato progressivamente in un laboratorio aperto, frequentato da persone con interessi, età e percorsi differenti. «Avevamo un grande spazio vuoto – racconta Frazzetta - e la domanda, la sfida, era immaginare come dovesse diventare in futuro. La nostra associazione nasce non tanto da un’idea, quanto da uno spazio comune e dalla voglia di attivarlo». La rigenerazione, in questa prospettiva, non si esaurisce nella restituzione fisica di un edificio alla città. Il suo valore risiede soprattutto nell’uso che se ne fa: nelle attività che ospita, nelle persone che riesce a coinvolgere, nelle relazioni che favorisce. Presentazioni di libri, cineforum, giochi da tavolo, concerti, laboratori e iniziative culturali contribuiscono a fare del Civic un luogo di partecipazione. Uno spazio nel quale cittadini, associazioni e realtà del territorio possono incontrarsi, condividere competenze e sperimentare nuove forme di collaborazione. Il network, inoltre, supera i confini cittadini e si estende ad altre realtà siciliane, coinvolgendo interlocutori di Palermo e dell’agrigentino. Una rete che punta a ridurre l’isolamento delle iniziative locali e a rendere più accessibili occasioni di crescita e confronto.
La cultura come strumento di inclusione
Il nome Mezza affonda le proprie radici nell’esperienza del Mezzo Festival e richiama una visione culturale che guarda al Mediterraneo come luogo di scambio, incontro e contaminazione. L’associazione si propone come una piattaforma aperta, nella quale la cultura non è soltanto un prodotto da offrire al pubblico, ma uno strumento per coinvolgere le persone e renderle protagoniste della vita collettiva. «Non siamo spettatori. Siamo protagonisti», è la filosofia che accompagna il progetto. L’obiettivo è promuovere creatività, solidarietà e innovazione sociale, partendo anche da idee nate in modo spontaneo e trasformandole, quando possibile, in attività continuative e comunità attive. È un modello nel quale la partecipazione non rappresenta un elemento accessorio, ma il motore stesso dell’iniziativa. In questo senso, l’impatto sociale si misura anche nella capacità di creare occasioni di accesso alla cultura, di avvicinare persone che normalmente frequentano circuiti diversi e di rafforzare il senso di appartenenza a un territorio.
Mezzo Festival, quando la musica restituisce valore ai luoghi
Uno degli esempi più significativi di questa visione è il Mezzo Festival, manifestazione dedicata alle musiche e alle culture del Mediterraneo, giunta alla fase di preparazione della sua quarta edizione. Nato come un semplice concerto, nel tempo il festival si è trasformato in un appuntamento multidisciplinare, capace di affiancare alla musica mercatini, mostre, incontri e talk, con ulteriori iniziative organizzate durante l’anno. La manifestazione si svolge nell’area del parco urbano di Miragliano, al Giardino dell’Emiro, un luogo che, attraverso il festival, ha ritrovato occasioni di frequentazione e visibilità. La musica diventa così un ponte tra territori e persone, ma anche uno strumento di rigenerazione urbana. Un evento culturale può contribuire a riattivare uno spazio, renderlo riconoscibile e stimolare nuove riflessioni sul suo futuro. Proprio in questa direzione si inseriscono i percorsi di co-progettazione con l’amministrazione comunale che l’associazione intende sviluppare per la riqualificazione dell’area. Il festival, previsto nell’ultimo fine settimana di luglio, non si limita dunque ai giorni della manifestazione: gli eventi collaterali e le attività organizzate durante l’anno contribuiscono a mantenere viva la relazione con il territorio. Anche l’accessibilità rappresenta una priorità. Mezza APS sta lavorando alla costruzione di una Disability Board, con l’obiettivo di rendere l’esperienza del festival più inclusiva. Tra le iniziative in fase di sviluppo figurano soluzioni dedicate alle persone cieche e ipovedenti e la progettazione di aree sicure per le persone nello spettro autistico.
Giovani, empowerment e nuove opportunità
Accanto alle iniziative culturali, Mezza APS porta avanti attività di progettazione europea rivolte agli under 30, collaborando con l’Agenzia nazionale per la gioventù. I percorsi mirano alla promozione sociale e all’empowerment, con l’intento di offrire ai giovani strumenti per sviluppare competenze, iniziative e nuove prospettive. Negli ultimi due anni, grazie a risorse pubbliche e private, gli spazi del Civic sono stati arricchiti con una sala di registrazione audio e podcast. È inoltre prevista l’apertura di un laboratorio dedicato agli artigiani, per ampliare le possibilità di sperimentazione e produzione. Un altro ambito di lavoro riguarda i giovani migranti che vivono nella Kasbah di Mazara del Vallo. Con loro l’associazione ha avviato esperienze di coinvolgimento e sta lavorando alla registrazione di contenuti audio dedicati alle seconde generazioni.
Da periferia a baricentro del Mediterraneo
Il progetto di Mezza APS si inserisce in una sfida più ampia: superare l’idea che le opportunità culturali, sociali e professionali debbano concentrarsi necessariamente nei grandi centri urbani. «Il desiderio è che Mazara del Vallo e il Sud Italia smettano di essere la periferia e diventino baricentro», afferma Frazzetta. L’ambizione è far dialogare le energie locali con reti più ampie, evitando che le distanze geografiche si trasformino in isolamento culturale e progettuale.
Caterina Ganci