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Social media e adolescenti: da terreno di scontro a spazio di crescita

Social media e adolescenti: da terreno di scontro a spazio di crescita

A cura del Prof. Francesco Pira

Francesco Pira è Professore Associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Messina, dove insegna comunicazione strategica e giornalismo digitale. È Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News e della branch “Comunicazione Media e Informazione” di Confassociazioni, ed è stato recentemente nominato nel Comitato Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare sul Digitale. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento in diverse università europee ed è autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche. Impegnato nella sensibilizzazione su temi come cyberbullismo, fake news e violenza di genere, ha ricevuto numerosi riconoscimenti.  Nel 2008 per l’attività di ricerca e saggistica è stato insignito dal Capo dello Stato, on. Giorgio Napolitano, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. 

I social media hanno trasformato profondamente la vita dei ragazzi e delle ragazze di oggi. Per i giovani non sono solo strumenti: sono ambienti dove si costruisce identità, dove si esprime il proprio sentire, dove si cercano conferme e relazioni. Ma questi luoghi digitali sono anche spazi dove si può cadere, isolarsi, confondersi.

Molti genitori cercano di intervenire, spesso mossi da paura o insicurezza, dando vita a forme di controllo esasperato. Si parla di “overparenting”: genitori che sorvegliano ogni passo digitale dei figli, fino a sostituirsi a loro nelle scelte. Questo approccio, però, rischia di compromettere la fiducia e la crescita autonoma dei ragazzi.

Allo stesso tempo, c’è un’altra faccia della medaglia: adulti che si sentono impreparati e si allontanano, lasciando i figli soli davanti a schermi che parlano con un linguaggio tutto loro. In entrambi i casi manca una dimensione fondamentale: l’accompagnamento educativo.

Educare oggi significa anche educare alla vita digitale. Non basta proteggere: bisogna formare, ascoltare, guidare. La vera sfida è costruire un’alleanza educativa tra scuola, famiglia, istituzioni e comunità. Serve ripartire da valori condivisi e da una nuova comunicazione che sappia integrare il virtuale con l’umano.

I social non sono avversari, ma specchi del nostro tempo: imparare a usarli con consapevolezza è un atto educativo. Possiamo aiutare i preadolescenti e gli adolescenti a viverli con consapevolezza, responsabilità, rispetto di sé e degli altri.

Ogni adulto che si interroga, che ascolta, che si mette in gioco è già parte della soluzione. Basta poco: una presenza sincera, un  confronto aperto, un esempio coerente. I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti autentici, disposti a imparare dai propri errori e ad insegnare con amore.

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