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Alcamo laboratorio europeo della viticoltura sostenibile: tre giorni di formazione internazionale con il progetto STIV

Alcamo laboratorio europeo della viticoltura sostenibile: tre giorni di formazione internazionale con il progetto STIV

Per tre giorni Alcamo è diventata un punto d’incontro tra territori del vino, competenze professionali e comunità europee. Dal 26 al 28 maggio 2026, la Cittadella dei Giovani ha accolto l’International Training in Sicily del progetto STIV, iniziativa Erasmus+ nata per accompagnare il settore vitivinicolo verso una transizione più sostenibile, digitale e inclusiva.

A organizzare il training è stata la Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani, che ha portato nel territorio trapanese 24 partecipanti provenienti da Francia, Italia, Spagna e Serbia. Un gruppo internazionale riunito attorno a una sfida comune: immaginare nuove competenze per una viticoltura capace di affrontare il cambiamento climatico, l’innovazione tecnologica e le trasformazioni economiche senza perdere il legame con le comunità locali.

Il percorso formativo è stato condotto dal dott. Antonio La Fata, enologo con esperienza internazionale nel settore vitivinicolo, dalla gestione del vigneto alla trasformazione in cantina. Il suo profilo professionale, maturato tra Italia ed estero e orientato all’innovazione tecnologica applicata alla viticoltura, ha permesso di collegare i temi del progetto a situazioni concrete: il lavoro quotidiano nei vigneti, le scelte tecniche in cantina, la sostenibilità ambientale, la qualità dei prodotti e il ruolo sempre più importante degli strumenti digitali.

«Questo training è stato un laboratorio vivo, non una semplice sequenza di lezioni», commenta Antonio La Fata. «Abbiamo lavorato su temi complessi partendo dalla realtà dei vigneti, delle cantine e delle persone che ogni giorno tengono in piedi il settore. La transizione sostenibile non può essere calata dall’alto: deve nascere dalla capacità dei territori di riconoscere le proprie risorse, innovare senza perdere identità e collaborare oltre i confini nazionali».

La prima giornata, martedì 26 maggio, si è aperta alla Cittadella dei Giovani con l’accoglienza e la registrazione dei partecipanti. Dopo il benvenuto iniziale, il programma è entrato nel vivo con il modulo dedicato alla transizione sociale nella viticoltura, curato dalla dott.ssa Giuditta Raccuglia, enologa, direttrice tecnica di CVA Canicattì e membro dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. Il suo intervento ha portato al centro del confronto non solo le sfide tecniche e sociali del comparto, ma anche il tema della presenza femminile in un settore storicamente a prevalenza maschile. Attraverso il racconto della propria esperienza professionale e dell’impegno dell’associazione Le Donne del Vino, Raccuglia ha offerto ai partecipanti una testimonianza concreta sul valore della rappresentanza, della rete e del riconoscimento delle competenze femminili nella filiera vitivinicola. Un contributo che ha reso evidente come la transizione del settore non sia soltanto ambientale o digitale, ma anche culturale: riguarda il modo in cui le comunità del vino sanno includere talenti, generazioni e percorsi diversi, costruendo filiere più eque, partecipate e capaci di generare responsabilità condivisa.

La mattinata è proseguita con il modulo sulla transizione digitale in viticoltura. Un tema cruciale per un settore che resta profondamente legato alla terra, ma che oggi è chiamato a confrontarsi con dati, piattaforme, sistemi di monitoraggio e intelligenza artificiale. La sessione si è conclusa con la presentazione e dimostrazione della piattaforma STIV da parte di Cropt, partner serbo del progetto, che ha mostrato come le tecnologie digitali possano supportare decisioni più consapevoli nella gestione agronomica.

Nel pomeriggio, la formazione si è spostata dall’aula al territorio, con la visita, il pranzo e la degustazione presso la cantina Alessandro di Camporeale. Una tappa che ha permesso ai partecipanti di osservare da vicino una realtà produttiva siciliana e di mettere in relazione i contenuti della mattina con le pratiche concrete del settore. La giornata si è conclusa con una cena conviviale ad Alcamo, occasione informale ma importante per rafforzare relazioni, scambi e collaborazione tra i partner.

Mercoledì 27 maggio, la seconda giornata ha ampliato lo sguardo sulla sostenibilità ambientale ed energetica. Il modulo “Green & Energy Transition in Viticulture” ha guidato i partecipanti in una riflessione sulle strategie possibili per ridurre l’impatto ambientale della produzione vitivinicola, migliorare l’efficienza energetica e rispondere alle conseguenze del cambiamento climatico. Una discussione che riguarda da vicino le comunità agricole, sempre più esposte a eventi estremi, aumento dei costi, trasformazioni del mercato e necessità di adattamento.

Il quarto modulo, dedicato a nuovi prodotti e modelli di business, ha aperto il confronto su come le aziende vitivinicole possano diversificare, innovare e costruire valore a partire dalle identità locali. Non solo produzione di vino, dunque, ma anche enoturismo, racconto del paesaggio, collaborazione tra produttori, formazione continua e nuove competenze professionali. Dopo la sessione di domande e risposte e il pranzo al Bar 900, il programma è proseguito con il tour e la degustazione di vini locali presso l’Enoteca Regionale Sicilia Occidentale. Qui i partecipanti sono stati accolti anche dall’assessore del Comune di Alcamo, Mario Viviano, che ha portato il saluto dell’amministrazione comunale e ha raccontato la tradizione vitivinicola del territorio alcamese, sottolineando il legame profondo tra vino, paesaggio, identità locale e sviluppo della comunità. La visita ha rappresentato uno dei momenti più significativi del training, perché ha permesso al gruppo internazionale di leggere la transizione sostenibile non come concetto astratto, ma attraverso la storia, le produzioni e le competenze di un territorio che nel vino riconosce una parte importante della propria cultura.

Per Alessia Gambino, project manager di FCAT e referente dell’organizzazione del training, l’esperienza ha confermato il valore del lavoro di rete e della dimensione comunitaria del progetto. «Abbiamo voluto che Alcamo non fosse soltanto la sede del training, ma una comunità ospitante», afferma. «Il progetto STIV parla di transizione, ma anche di fiducia: fiducia tra organizzazioni europee, tra mondo della formazione e imprese, tra innovazione e saperi locali. Accogliere partecipanti da quattro Paesi significa riconoscere che la Sicilia può essere uno spazio di apprendimento europeo, capace di condividere sfide e costruire soluzioni».

La terza e ultima giornata, giovedì 28 maggio, è stata dedicata alla valutazione finale e alla chiusura del percorso. Alla Cittadella dei Giovani i partecipanti hanno condiviso riflessioni, apprendimenti e prospettive future, prima della visita conclusiva con degustazione alla Tonnino Winery. Un momento che ha chiuso simbolicamente il cerchio del training: dalla formazione teorica alla pratica, dal confronto internazionale all’incontro con le realtà produttive locali.

Il valore dell’International Training in Sicily è emerso proprio nella capacità di unire dimensioni diverse: la ricerca europea e la vita quotidiana delle cantine, la formazione professionale e le esigenze dei produttori, la tecnologia e la cultura del territorio. In tre giorni Alcamo è diventata un laboratorio di comunità, dove persone provenienti da Paesi diversi hanno condiviso la stessa domanda: come rendere la viticoltura più sostenibile, competitiva e giusta, senza lasciare indietro chi lavora la terra?

Il progetto STIV nasce per rafforzare le competenze verdi e digitali nel settore vitivinicolo e per sostenere la formazione professionale come leva di cambiamento. In questa prospettiva, il training organizzato dalla Fondazione Comunitaria di Agrigento e Trapani ha rappresentato un passaggio concreto: non un evento isolato, ma un’esperienza pensata per generare ricadute nei territori di provenienza dei partecipanti e nelle reti educative, produttive e comunitarie coinvolte.

Ad Alcamo, tra aule, cantine, degustazioni e conversazioni informali, la transizione sostenibile ha assunto il volto delle persone: formatori, project manager, tecnici, operatori e professionisti del vino che hanno scelto di mettersi in ascolto gli uni degli altri. È da qui, dal confronto tra comunità, che l’innovazione può diventare davvero accessibile, condivisa e radicata nei territori.

Il progetto (2024-1-FR01-Ka220-VET-000245913) è stato selezionato e co-finanziato dal programma Erasmus+ e dall'Agence Erasmus+ France / Education et Formation, nell'ambito dell'Azione Chiave 2 – Partenariati per la cooperazione nell'istruzione e formazione professionale Vocational Education and Training.

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